Intreccio

Quarant’anni fa Orlando, torinese di nascita, parti’ per un viaggio in Brasile: aveva diciotto anni quando, chiamato per il servizio militare in Italia, non se ne rese conto – o se hizo el tonto – non rispose e fu considerato renitente.  Non potendo cosi’ ritornare in Italia continuo’ il suo viaggio, vendendo oggetti di artigianato in legno e spingendosi a Sud e ad Ovest, attraversando le Ande e raggiungendo un angolo del Nord della Patagonia cilena semisconosciuto.  Una notte di quarant’anni fa Vicente, figlio del primo colono di Puerto Bertrand, usci’ di casa e si diresse verso un’altra, che fungeva da taverna.  Una bottiglia di vino, sul tavolo, si esauriva sempre piu’ rapidamente. – Sai che, gringo? A te, vendo.

Le due versioni coincidono, ancora sono allibito dalle circostanze che mi hanno fatto incontrare questi due uomini le cui vite sono rimaste indissolubilmente legate.  

Gia’ sono due ore che cammino, e Puerto Bertrand dista ancora 15 chilometri, e l’atmosfera non e’ delle migliori per conseguire un passaggio.  Una sola auto mi ha finora sorpassato, dieci chilometri fa; quando, inaspettatamente, la seconda si ferma, tiro la mochila nel cassone del furgoncino e salgo.  Passano venti minuti prima che ci accorgiamo di essere entrambi italiani, siamo sorpresi.  Cosi’ lui esordisce: “Quarant’anni fa…”

I miei compagni viaggiano in bicicletta e arriveranno tra un’ora.  Seduto sullo zaino, sulla sponda del lago, valuto se suonare un po’ la chitarra o solamente, pigramente, osservare il luogo che mi circonda.  Un vecchio scende i gradini di una casa qui di fronte, e sembra El señor Vicenteavercela con me: quando mi alzo e mi avvicino lui mi offre un bicchiere di vino.  Non e’ piu’ cosi’ lucido, a tratti, el señor Vicente, e da come mi parla mi accorgo che pensa che io sia argentino.  – No, señor, soy tano, italiano – gli dico, scandendo quanto meglio possibile le mie parole.  – Aah, italiano, buona gente gli italiani, sono molto simili ai cileni.  Il mio miglior vicino e’ italiano, pero’ e’ anche cileno.  Tutt’e due. Un uomo irreprensibile, di quelli con cui si fa bene affari, mai manco’ di pagare anche pochi centesimi, in quaranta anni che lo conosco.  E pensare che una volta, senza conoscerlo, di fronte ad una bottiglia di vino, gli promisi di vendergli alcune delle mie terre…

E’ mattina e smonto la tenda, piantata nel giardino del señor Vicente: ha una casa di lamiera, il vecchio, e raccoglie l’acqua con un secchio da un rigagnolo che corre qui vicino.  Mi vorrebbe dare un passaggio fino a Cochrane, 70 chilometri piu’ a Sud. – E come?!? – gli chiedo, guardandolo versare l’acqua dal secchio in un bollitore arrugginito che deve giacere da anni su quella stufa a legna.

– Vuoi vedere la mia Toyota preciosa? 

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~ di unecodalsud su 30 gennaio 2007.

3 Risposte to “Intreccio”

  1. sempre con te

  2. sempre con te

  3. ti sono sempre vicina

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