Se…

A volte ci sono momenti, sguardi, dettagli che istillano il dubbio che tutta la meraviglia che hai di fronte agli occhi possa essere solo una delle facce della medaglia.  Ovvio, si dira’, ma e’ a volte difficile uscire dal proprio ruolo di pedina itinerante che non da il tempo di cercare le crepe in un mondo vestito a festa con boschi di vegetazione lussureggiante, che solamente si arrendono all’acqua e al ghiaccio.  

Poco dopo avere lasciato Chaiten, dove mi aveva scaricato il traghetto, anche l’asfalto Ruta Austral, primo giornosvanisce sulla Ruta Austral, e la pista di terra rimane l’unica ferita a solcare il paesaggio, l’unica, o quasi, traccia umana visibile.   Il primo passaggio mi lascia nel mezzo del nulla, sebbene a non piu’ di mezz’ora in auto dalla costa, in compagnia di Jorge, artigiano intagliatore, e dei suoi quattro arnesi per lavorare il legno.   Lui inizia a camminare, va a visitare la madre nella casa di campagna dove la vecchia vive producendo formaggio artigianale.  Sono otto i chilometri, ma ancor meno i veicoli che incrociamo, ciascuno preannunciato dalla nube di polverLa Juntae che semina per il cammino.  La ciarla deve essere stata quasi ipnotica, tanto che non mi sono quasi accorto di aver percorso questi otto chilometri, con chitarra e zaino che sfiora i venticinque chili.   Nessuno per il percorso sembra volermi prendere a bordo, ed e’ lui ad esserne innervosito maggiormente, lui che da anni aspetta al bordo della strada un passaggio per poter visitare la madre: – La gente e’ cattiva, questo viaggiava quasi scarico!

Con un tempismo beffardo, appena ci congediamo un fuoristrada rallenta, mi osserva, poi si ferma, negando al mio compagno appena entrato in casa la soddisfazione di vederlo.

Cosi’ ora mi ritrovo a La Junta, seduto da ore sulla sponda di un fiume, con la pancia piena e una tenda e un caldo sacco a pelo pronti ad accogliermi, avvolta da un  cielo stellato mai visto cosi’, con la luna ridotta ad una falce quasi impercettibile e una cometa luminosissima negli occhi.

Qualcosa pero’ non funziona a dovere, ho una pulce che mi disturba, un pensiero, o meglio una sensazione, quasi molesto.  Non puo’ essere stato quell’uomo ubriaco pestato perche’ disturbava durante la festa del paese ancora (a mezzanotte) in procinto di iniziare.  No, non puo’ essere stato quello, a mille ne ho visti qui, a altrove… e tutt’ora non sono sicuro di che cosa possa avere notato e mi ritrovo a formulare ipotesi, se le strade solitarie, se i loro occhi con il loro velo di tristezza, anche nello sfondo di una festa inebriata di quella musica di paese che e’ uguale in tutto il mondo e mai riesce a risultare triste… 

Se la malinconia delle stelle e del fiume, e di un attimo di solitudine per il cammino, accompagnato solo dai latrati dei cani che si rimbalzano, instancabili, anche a questa ora, per le valli e per i monti.

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~ di unecodalsud su 22 gennaio 2007.

Una Risposta to “Se…”

  1. se….telefonando.se scrivendo…se buon viaggio

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