Porto Montt, Cile
Sin dall’attraversamento del passo di frontiera il Cile attendeva il mio arrivo preannunciandosi diverso da cio’ che ho incontrato finora lungo il cammino. Sebbene il versante argentino risultasse libero da nubi, una fitta coltre di nembi gia’ nascondeva il fondovalle e una selva ricca, nutrita da precipitazioni annuali superiori ai cinque metri. Bloccate dalla Cordigliera, le nubi che giungono dal Pacifico qui si sciolgono in piogge quasi giornaliere.
Il Pacifico, l’ho di fronte, seppur mascherato in una profonda insenatura nel cui ventre giace Porto Montt. Gia’ da subito, ancora nella stazione dell’autobus, salta all’occhio la mancanza di quel pot pourri etnico che caratterizza l’altro versante delle Ande.
- Amo il mio paese, sono molto patriottica. E’ un paese bello e ha un’economia stabile. Rubano e uccidono si’, ma tanto quanto in qualunque parte del mondo – mi dice Gloria, dopo avermi chiesto che cosa penso di Porto Montt un’inifinita’ di volte. E’ una donna che supera di poco il metro e quaranta, e che sorride incessantemente: si e’ trasferita qui da Valparaiso, mille chilometri piu’ a Nord, per raggiungere i figli, che l’avevano incitata. Poi una offerta di lavoro giunse loro da Valparaiso, e in un balletto paradossale ora lei si ritrova sola, emigrata inutilmente dal suo paese.
Puerto Montt ha mille volti, da quello delle dozzine di locali che assaltano i viaggiatori appena arrivati, offrendo loro alloggi di dubbia sicurezza, a quello pulito e vagamente europeo del centro, con i suoi numerosissimi centri commerciali e negozi
ad ogni angolo. Il tesoro, pero’, si trova poche centinaia di metri oltre il porto, ad Ovest: il mercato di Angelmo invade i marciapiedi dapprima con negozietti di liquori tipici e bancarelle che sfoggiano una moltitudine di cappelli, maglioni e guanti di alpaca. Piu’ in la’, violenti profumi di frutti di mare prendono decisamente il sopravvento e il mercato si trasforma in un labirinto di pe
scherie e cocinerie, e in una selva di uomini e donne che cercano di accalappiare l’ennesimo cliente della giornata. Con me ci sono riusciti benissimo, e mentre la notte ormai e’ scesa, con lo stomaco riempito abbondantemente di frutti di mare e un fondo di bianco ancora ad attendermi nella bottiglia, scrivo questi ultimi appunti prima di lasciare, nella mattinata, il continente per l’arcipelago di Chiloe’.

Tutto vero quanto hai descritto, ma io ho provato la sensazione di essere nel punto di partenza verso il nulla, sensazione veramente indimenticabile.
Forse sono stato troppo suggestionato da Chatwin!!