Valico Cardinal Samore

Le procedure d’immigrazione alla frontiera tra Argentina e Cile costringono gli autobus a soste di piu’ di una ora, lasciando tempo sufficiente per vagabondare nei paraggi.  Le auto che attraversano il confine sono rare e devono sottostare a tempi ancora piu’ lunghi, nell’attesa che, inevitabilmente, borse e bagagli vengano completamente revisati.

E’ come se il tempo si fosse fermato.  Mi spiego meglio: non e’ che il luogo abbia la parvenza di quel passato di secoli addietro che in Europa e’ scomparso per sempre; solo e’ come se il tempo qui non esistesse.   Silenzio, tutt’attorno, solo il rumore di un generatore di energia, che echeggia ininterrottamente i suoi battiti periodici, scandisce il nulla che ci avvolge.   I militari della dogana soffrono il calore nelle loro divise, e una pigrizia alla quale e’ impossibile sfuggire in un angolo di mondo come questo, e si muovono con parsimonia. E’ un luogo che intorpidisce, persino il cane che annusa i bagagli in cerca di tracce di droga cammina lemme e con il muso abbassato, cercando un riparo dal sole dove potersi finalmente sdraiare e abbandonare al sonno.  Una selva lussureggiante racchiude questo antro addormentato, senza emettere il minimo rumore: persino i tavani, fino ad ora quasi insostenibili, sono scomparsi.  Una vecchia cammina lentamente fumando una sigaretta, aggiustandosi la borsa che contiene il passaporto appena vidimato. 

Fino a quando l’autobus e il tempo, con cautela, lievemente riprendono il loro corso.

~ di unecodalsud su 16 Gennaio 2007.

3 Risposte to “Valico Cardinal Samore”

  1. Buon giorno!
    Scopro oggi questo blog che trovo molto ben fatto!
    Se non vi dispiace lo linko nel mio!

    Non ho mai visitato il sud america ma è sempre stato uno dei miei sogni!

  2. dalle foto mi sembri molto integrato nell’ambiente.. buon viaggio baciiiiiiiiiiiiii

  3. E’ bellissimo vedere che un proprio parente è stato ricordato intitolandogli un valico, sono commosso perchè non lo sapevo, grazie a te l’ho scoperto

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