In una terra di nessuno

L’autobus non si ferma alla barriera brasiliana, riattraversando la frontiera verso Puerto Iguazu, Argentina.  Lylou non ritorna in Brasile domani, e ha bisogno di un timbro di uscita.  Due chilometri, e un ponte sul rio Iguazu, dividono i due paesi: una terra di nessuno, non piu’ Brasile, non ancora Argentina.

Fa caldo, caldissimo, il calore sale dall’asfalto e aliti asfissianti di aria tiepida vengono dal passaCataratas de Iguazuggio di camion e macchine.  Mi levo la maglietta, la bagno e me la pongo sulla testa.  Brucia la pelle, arrossata negli ultimi giorni.  Lei mi chiede “Ti disturba?” e prima ancora che io possa rispondere rimane in reggiseno, camminando al lato della superstrada.  E’ un fuscello, poco piu’ di un metro e cinquanta, ha vent’anni ma vive sola da quando ne aveva tredici; svizzera,non ha una meta precisa, solo cerca un luogo dove poter cavalcare per una settimana.

Dal ponte la vista e’ di quelle che mozzano il fiato, il fiume si e’ scavato una gola profonda e ripida, ma la vegetazione e’ lussureggiante e non uno squarcio e’ libero da fronde, per chilometri.  Dei bambini giocano al lato della strada: devono avere otto, dieci anni. Sono completamente nudi, in questa terra di nessuno.Cataratas de Iguazu

Alla frontiera brasiliana si ricordano ancora di noi dalla mattina precedente, e ci chiedono della nostra giornata e informazioni sulle cascate, e’ incredibile come possano vivere a venti chilometri da una tale meraviglia senza mai averla vista.  Non parliamo portoghese, loro tanto meno spagnolo, ma ci capiamo perfettamente.

~ di unecodalsud su 18 Dicembre 2006.

Una Risposta to “In una terra di nessuno”

  1. ….ti leggo sempre..anche se non mi senti, ci sono.
    E’ bellissimo stare un po’ col mio prosciuttino durante il giorno…..grazie, per la generosità. Spero tu stia bene…sai che intendo. ..un bacetto dolce, a presto Albi*

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